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Fly Away

Palloncini rossi sui muri di Firenze

La storia dei “palloncini rossi” inizia nei primi mesi del 2014 a Firenze con le prime apparizioni di questi graffiti sui muri del quartiere di Rifredi, a nord della città, in un percorso che si sviluppa lungo via Filippo Corridoni e le strade limitrofe, da Piazza Dalmazia fino alla Fortezza da Basso, per poi comparire anche su molte altre strade dei quartieri fiorentini.

Il soggetto di questi disegni è un omino stilizzato alle prese con uno o più palloncini rossi, quasi sempre accompagnato da una parola didascalica.
Il tratto è semplice e ben riconoscibile, i colori utilizzati sono il nero e il rosso, e i disegni appaiono eseguiti velocemente ma con precisione.
L’autore è sconosciuto1, il suo tag (la firma) è una H o una K, forse quest’ultima una interpretazione grafica personale della H iniziale, oppure indice di un secondo autore.
I colori utilizzati sono due, rosso e nero, e da un primo e più variabile utilizzo trovano poi una costanza nell’impiego del nero per il soggetto e il rosso per il dettaglio dei palloncini.

Appaiono inizialmente su muri già utilizzati da altri graffiti, sui quali l’autore sceglie una posizione defilata, mai troppo invadente, anche per il loro sviluppo generalmente ridotto e spesso verticale.
In altre e più recenti realizzazioni invece l’autore ricerca posizioni più in evidenza su delle pareti pulite, come per cercare una maggiore visibilità.

I disegni evidenziano uno stato d’animo: le situazioni si riferiscono a un sentimento di abbandono, forse la fine di una storia d’amore. In alcuni è rappresentato un omino in piedi su un cuore, sul quale è appoggiata - quasi ne fosse trafitto - una scala a pioli che scende, fino a una linea di terra. Il presagio di un percorso obbligato è ribadito dalla scritta “EXIT” che accompagna il disegno, ma sembra come se l’autore, mostrando questa sua rappresentazione quasi sospesa, sperasse in un possibile e alternativo epilogo della situazione.
Nello sviluppo della narrazione il disegno si trasforma: il cuore diventa un palloncino, la scala di uscita in un filo e la sensazione di abbandono un volo dove l’ometto viene sollevato in aria e trascinato alla mercé del vento. L’abbandono si è consumato.

Alcune realizzazioni sfruttano degli elementi esistenti come ganci, piccoli vani o sportelli, con i quali il soggetto interagisce.

Le didascalie sono in inglese, e probabilmente descrivono lo stato d’animo rappresentato di volta in volta dall’autore: ENTER - RESISTANCE - LOST - FLY - FLY AWAY - EXIT - FREE.

Più che graffiti si potrebbero definire questi disegni come pillole di street-art, non tanto per la dimensione o rilevanza delle realizzazioni ma per l’intento comunicativo e originale.

La street-art come mezzo di espressione e comunicazione si pone a cavallo tra la comunità sociale e il mondo dell’arte, e andando oltre il semplice fenomeno del writing è generalmente un vettore di comunicazione su tematiche sociali, non solamente e necessariamente di denuncia.
Banksy, attivo dagli anni 2000, è certamente un riferimento di questa corrente espressiva. Le sue opere di distinguono per la loro originalità esprimendosi su rilevanti temi sociali, tra le quali la libertà sessuale, di coscienza, di espressione, il pacifismo.

Osservando questi disegni è naturale fare anche riferimento a analoghe forme espressive, quale la famosa “Linea” di Osvaldo Cavandoli o con una famosa illustrazione del libro “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry: con quest’ultima l’analogia è molto forte, in questo caso sono gli uccelli selvatici a sollevare in volo il protagonista.

Mi piace pensare ad una possibile chiave di lettura per questi graffiti nel continuum che dalla Linea di Cavandoli, simbolo del bisogno di continuità, costanza e sicurezza, giunge al volo del Piccolo Principe, novello Icaro, verso l’ignoto, l’incertezza e la mutevolezza del futuro.
“Gli uomini .. non si sa dove trovarli. Il vento li spinge qua e là.”

Lascio lo spazio alle immagini per documentare un fenomeno che mi ha incuriosito e mi ha fatto tornare a camminare per le strade della mia città, con lo sguardo rivolto ai muri, alla ricerca di palloncini rossi.

Andrea Moneti - Maggio 2014.

1 Al momento della scrittura dell'articolo l'autore dei graffiti era sconosciuto. Dopo qualche tempo si è palesato comparendo su Facebook con il nome di EXIT-ENTER.

 

 

Mercoledì, 10 Febbraio 2016

 

La fotografia non è solo impressione di immagini su un supporto digitale o su carta. Non è solo tecnica e meccanica. E' per me soprattutto memoria e la capacità di rappresentare le differenze.  Sono le differenze infatti che rendono ogni luogo, persona, oggetto, unico e singolare e la creatività è la capacità di esprimere e rappresentare il valore di queste differenze.

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