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C_SKA

Testo estratto liberamente da:

https://dartema.com/2018/10/01/intervista-a-c_ska-past-up-artist-fiorentina/
https://www.culturefuture.net/laltra-faccia-di-firenze-unintervista-alla-street-artist-c_ska/

 Che mi dici di te e tua vita artistica?

Non nasco artista e forse non lo sono nemmeno. Sono una persona curiosa del mondo, delle persone, dei luoghi e di come le idee possano entrare in circolo e concatenarsi. Da piccola disegnavo tantissimo, poi ho amato i numeri e le combinazioni, in adolescenza ho iniziato a scrivere poesie e poi ho intrapreso la strada del giornalismo. Tre anni e mezzo fa, in un periodo non proprio bello della mia vita, ho sentito la necessità di approdare nuovamente all’immagine. Il disegno parlava alla mia interiorità, ma allo stesso tempo riusciva a parlare agli altri. Fotografavo la strada e i luoghi abbandonati che mi hanno sempre attirata in maniera magnetica fin da piccola. Non sono stata io a scegliere la strada, ci siamo scelte a vicenda. È il posto dove accade tutto, dove si innescano relazioni tra i più disparati individui, uno dei pochi luoghi rimasti veri dove mi sento realmente me stessa e viva!

Che cosa significa street art per te?

Per me la street art è un potentissimo mezzo per comunicare e per parlare alle persone. Dove non arriva la parola parlata o scritta arriva l’immagine, immediata, sintetica, come un lampo. L’arte urbana può raggiungere un pubblico molto vasto ed eterogeneo ed è quindi compito degli artisti utilizzare questo mezzo con la testa, non solo per veicolare la propria interiorità ma anche per far arrivare messaggi, decidere l’agenda setting delle questioni su cui porre l’attenzione, influenzare l’opinione pubblica. Questo l’ho imparato col tempo e, anche se credo che ognuno sia libero di esprimere quello che pensa sia più giusto esprimere, sento che abbiamo in mano un mezzo così potente, e utilizzarlo per promuovere un pensiero a favore di una causa, o per far riflettere su una questione, credo sia la via più giusta. Mi entusiasma l’istinto da cui nasce, l’energia che sprigiona l’atto di restituzione agli altri, la condivisione con altre menti e pensieri, la bellezza che genera.

Hai uno stile personale e memorabile, con un alto valore di riconoscimento. Come hai sviluppato il tuo stile e la tua tecnica? Da dove prendi ispirazione?

Mi esprimo tramite l’illustrazione e la tecnica del paste-up o poster art, una tecnica che coniuga il lavoro in studio o a casa con pittura acrilica o pennarelli, nel mio caso, all’affissione in strada in posti più o meno legali (che ti genera quel brivido e ti permette di comunicare con altri stili in un unico grande messaggio). Ho sperimentato anche la superficie muro e la sua ruvidezza mi piace, mi piace come assorbe il colore e come leva via pensieri ed insicurezze. Da piccola adoravo Van Gogh e Picasso e credo che qualcosa del secondo si possa intuire in alcuni miei lavori, così come la metafisica di Dalì, o il surrealismo di Frida che mi ha rapita più da grande. Mi piace immaginare situazioni e mondi assurdi con elementi simbolici che parlano della mia interiorità ma anche della società. All’inizio i disegni si palesavano come visioni che dovevo per forza riportare su foglio, ora questa frenesia si è attenuata ma è stato bello anche se faticoso vivere per un po’ in un universo parallelo. In questi ultimi anni sono rimasta affascinata dalla Frida donna che mi ha contagiata anche artisticamente. Sono stata nella sua casa in Messico, ho visto sue mostre, ma solo dopo aver letto la sua biografia ho capito quanto mi fosse veramente simile come donna, con la sua fragilità e forza allo stesso tempo, con la sua smania di bellezza, col suo dualismo in cui una parte alimentava l’altra.

Tu disegni principalmente figure femminili. Descriveresti la tua arte come arte femminista? Le donne sono ancora sottorappresentate nel mercato dell’arte generale. In base alla tua esperienza, questo vale anche per la scena dell’arte di strada? 

Sicuramente le mie opere vogliono mandare il messaggio che la sensibilità femminile e l’energia che ne scaturisce devono essere viste come un potenziale, come un arricchimento sia nella vita di tutti i giorni sia nell’arte. In quanto generatrici di vita e bellezza possiamo infatti dare un punto di vista completo sul mondo. Come donne abbiamo inoltre un approccio molto più intimistico verso l’arte e questo lato credo possa trasparire tanto nelle mie opere quanto nelle opere delle altre amiche artiste. Purtroppo nella scena dell’arte urbana il lato femminile non ha ancora conquistato il posto che merita, forse influisce anche la difficoltà di fare ‘gavetta’ per la strada dato che per le donne è sicuramente più difficile andare da sole in determinati contesti semi-abbandonati ed esercitarsi e migliorare la propria arte o forse perché come in tutti i contesti dobbiamo durare il doppio di fatica per arrivare ad alti livelli. Ma ci sono tantissime artiste che ci sono riuscite con grandi risultati, mi vengono in mente Gio Pistone e Camilla Falsini, Alessandra Carloni e tante altre, che sono per me fonte di ispirazione e forza.

Quanto sono autobiografiche le figure femminili che ritrai?

La mia attività artistica inizia meno di due anni fa in un momento della mia vita di trasformazione e cambiamento, in cui ho sentito che la parola non bastava più. È nata, così, la necessità di comunicare attraverso il disegno. Le immagini femminili che ritraggo sono autobiografiche non tanto esteticamente, quanto piuttosto interiormente, divenendo specchio delle mie sensazioni, pensieri ed emozioni. A partire dalla prima figura femminile che ho disegnato (da me ribattezzata SKAwoman), che ancora accompagna le mie creazioni, fino alle ultime figure più metafisiche ed iconiche che rappresentano l’essenza di quello che è per me la donna, con la sua sensibilità, bellezza, ma allo stesso tempo anche con una grande forza dettata dal cuore e dall’istinto.

Ci sono alcuni elementi ricorrenti nei tuoi lavori, la bocca ‘cucita’, il cuore, l’occhio, il ventre esposto. Che significato attribuisci a questi simboli? Cosa rappresentano?

Nel primo disegno, che ho realizzato all’interno di alcuni tappini di birra che abbandonavo per la città, ritraevo un mezzo busto maschile che aveva il cuore posto sull’occhio sinistro e il cervello al posto del cuore a sottolineare il legame, ma anche la ‘rivalità’, tra cuore e testa (BRAINvsHEART). Immediatamente dopo è nata la prima SKAwoman ritratta a busto intero (l’immagine più rappresentativa tra i miei lavori da cui ho realizzato anche i primi stickers) sempre con il cuore sull’occhio, invito ad osservare e filtrare il mondo con amore e bellezza, ed il cervello che slitta dal cuore alla pancia a simboleggiare l’istinto con cui affronto spesso la vita. Il ragionare di pancia, appunto, è una caratteristica tipica di molte donne, che di frequente agiscono in base ai propri sentimenti e sensazioni. Le mie SKAwomen ti osservano, hanno una bocca protesa verso l’infinito, non hanno bisogno di parlare perché dicono tutto con lo sguardo. Le braccia che cadono lungo i fianchi e si incrociano dietro la schiena, vogliono mettere in risalto la zona del ventre che diventa una finestra aperta verso il mio Io interiore, talvolta ‘cornice’ di elementi a cui voglio dare risalto, altre volte ‘deposito’ delle mie emozioni o ancora ‘nido’ che simboleggia la maternità. Il messaggio che voglio far passare è quello che non bisogna aver paura delle proprie emozioni, belle o brutte che siano, e della grande sensibilità verso quelle altrui ed il mondo che ci circonda. Viviamo in una società sempre più sterile, dove le emozioni vengono spesso analizzate, ma quasi mai accolte ed accettate. Il mio vuol essere un inno a vivere di sensazioni ed emozioni e soprattutto un invito a non vergognarsene mai.

Francesca e C_ska: due facce della stessa medaglia? Come convivono queste due te?

Sicuramente la personalità di ognuno ha più sfaccettature, soprattutto quella di chi arriva ad esprimersi attraverso una qualsiasi forma artistica. Francesca è prima di tutto madre, con le sue fragilità, ma anche con una grande sensibilità alla vita che in certi casi la porta ad immedesimarsi fin troppo nelle emozioni altrui; ama esprimersi attraverso la scrittura, la poesia, il giornalismo; è curiosa, creativa e vede il mondo con gli occhi di una bimba. Ha anche molte paure, momenti di tristezza, e un po’ di difficoltà a gestire le emozioni. C_ska è nata per esprimere quel lato di me più istintivo e selvaggio, ragiona poco e vive col cuore. Subentra in aiuto di Francesca quando diventa troppo riflessiva e razionale. Si compensano, ma si alternano. Talvolta è difficile trovare un punto di contatto tra questi due lati di me che hanno esigenze e stili di vita diversi l’uno dall’altro, ma che piano piano si stanno sicuramente avvicinando ed influenzando a vicenda. Il risultato artistico potrebbe essere un connubio tra parola e disegno.

Raccontaci il tuo rapporto con il muro. Che emozioni hai provato ad esprimerti sulla grande superficie nelle ultime esperienze artistiche che hai avuto?

Per me l’arte è sicuramente qualcosa di molto intimistico e quindi riesco ad esprimermi al meglio attraverso il disegno, fondamentalmente perché non ho un pubblico che mi osserva, e perché posso essere io a decidere se esporre un’opera in strada, attraverso la tecnica della poster art o paste up, o tenerla solo per me. Di muri ne ho fatti veramente pochi (5 o 6) e, ogni volta che mi approccio alla grande superficie, l’emozione prende spesso il sopravvento, anche per la mancanza di pratica. Non studio mai i soggetti e finisco spesso per improvvisare, anche se devo dire che il risultato finale non mi dispiace affatto proprio per la mancanza di perfezione. Il muro è tutta un’altra cosa rispetto alla carta: rimane nel tempo, è esposto ai giudizi ed è una superficie molto più ampia su cui è più difficile gestire le proprie emozioni. Avevo già avuto delle piccole esperienze alla jam di Officine Meccaniche Reggiane nella primavera 2017 e fatto alcuni muri a Firenze, ma solo dopo l’incontro con 3vetro posso dire di essermi davvero divertita a fare il ‘primo’ muro; mi ha presa per mano e con la sua tranquillità mi sta aiutando a buttare giù alcune barriere, quindi… Grazie!

 

Venerdì, 03 Luglio 2020

 

La fotografia non è solo impressione di immagini su un supporto digitale o su carta. Non è solo tecnica e meccanica. E' per me soprattutto memoria e la capacità di rappresentare le differenze.  Sono le differenze infatti che rendono ogni luogo, persona, oggetto, unico e singolare e la creatività è la capacità di esprimere e rappresentare il valore di queste differenze.

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