Cristina Garzone

Cristina Garzone web site

In CucinaCristina Garzone nasce a Matera, risiede a Firenze e fotografa dal 2000. Ha riscosso innumerevoli e prestigiosi riconoscimenti nazionali e internazionali, fra i quali nel 2010 il 1° premio nel Concorso "3° Emirates Photographic Competition" in Abu Dhabi e nel 2014 il Grand Prize dell' “8° Emirates Award of Photography" con il portfolio "Pellegrinaggio a Lalibela”, pubblicato anche dalla rivista “DOVE” del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera.

Sempre nel 2014 ha esposto ad “Albenga International Photography”, manifestazione ideata da Paolo Tavaroli, ricevendo uno speciale riconoscimento dallo Zonta Club Albenga e Alassio, e nel 2015 è stata premiata con la medaglia di argento individuale alla FIAP 28th Projected Images Biennial.

Ha ottenuto le onorificenze AFI, AFIAP e EFIAP/S, e attualmente è vicepresidente del circolo fotografico “G.F Il Cupolone" BFI/CAFIAP di Firenze.

 

 

Il percorso fotografico di Cristina Garzone ha inizio nel 2000 nel corso di uno dei suoi tanti viaggi all’estero: da allora le passioni per il viaggio e per le immagini non l’hanno mai abbandonata e la accompagnano nei tanti progetti grazie ai quali è ormai conosciuta tra la gente di fotografia.

Ha mosso i suoi primi passi al Centro Sperimentale di Fotografia di Prato, un circolo con molti appassionati viaggiatori, iscrivendosi al corso per principianti. Gli inizi non sono stati facili: le prime immagini venivano criticate senza troppe perifrasi, nella dialettica che ciascun neofita appena iscritto a un circolo fotografico sa di dover affrontare.

Tuttavia, con costanza e impegno, continuando a scattare nei suoi viaggi, frequentando mostre fotografiche e facendo vedere le sue fotografie, riesce velocemente a migliorarsi fino a farsi notare da un mentore di eccezione, l’indimenticato Marcello Materassi, che la invita a far conoscere i propri scatti anche al di fuori del proprio circolo.

Il mezzo per raggiungere questo obiettivo sono i concorsi fotografici che Marcello le indica e suggerisce: non tardano ad arrivare i primi riconoscimenti, fino a raggiungere i prestigiosi traguardi che l’hanno resa famosa anche in ambito internazionale.

L’ultima gratificazione l’ha ricevuta dalla Photographic Society of Oman: Cristina è stata invitata a Mascate lo scorso Ottobre in qualità di ospite d’onore all’inaugurazione della mostra fotografica riservata a tutte le donne del mondo insignite di una onorificenza FIAP, in rappresentanza delle fotografe italiane.
Un ennesimo e prestigioso riconoscimento che si aggiunge al suo nutrito palmarès e che ci rende orgogliosi di annoverarla tra i soci FIAF.

La partecipazione ai concorsi fotografici è il modo con cui Cristina Garzone è riuscita a ritagliarsi un proprio spazio nel mondo della fotografia amatoriale. Li ritiene un mezzo ideale per chi si avvicini alla fotografia e desideri ricercare una propria dimensione. Al di là del risultato ottenuto, l’importante è la partecipazione attiva alle iniziative, alle mostre, alle premiazioni che seguono il concorso, in modo da conoscere i tanti autori di persona e farsi conoscere, poter vedere e confrontarsi con le opere dei partecipanti.

Il reportage è la sua forma espressiva preferita, che si alimenta nella passione per i viaggi e nella curiosità per usi e costumi diversi: dalle sue immagini traspare l’amore per i ritratti, riuscendo a cogliere l’anima, l’ombra chiara della persona, e a mostrarla in tutta la sua naturale bellezza, senza cercare pose o finti sorrisi. Le sue fotografie riescono a svelarci che “quello che fa la loro bellezza è invisibile”.1

In ogni occasione cerca di porsi allo stesso livello con i soggetti, padroneggiando la regola aurea del reportage: “se la foto non è buona, vuol dire che non eri abbastanza vicino!”. La regola non si riferisce solamente alla vicinanza con il soggetto e a quanto si riesce a far entrare nell’inquadratura: la vicinanza davvero efficace è certamente più psicologica che fisica, quella che si instaura nel rapporto con il soggetto, il quale è pienamente consapevole della presenza del fotografo e acconsente a farsi riprendere, fino a raggiungere il momento magico in cui l’immagine semplicemente “accade”.

E’ certamente una dote naturale di Cristina raggiungere una tale sintonia grazie al suo sorriso, al suo entusiasmo e alla sua innata dote di comunicatività.

Non è facile trovare delle situazioni originali da fotografare, in un mondo sempre più piccolo e sempre meno inesplorato: tutto quanto sembra già visto, già conosciuto.

L’originalità nelle fotografie di Cristina Garzone più che nell’esoticità dei soggetti risiede sopratutto nella gradevolezza della composizione. Ciascuna delle sue fotografie possiede una forza che attrae lo sguardo e riesce a saziarlo, grazie alla sapiente struttura e all’utilizzo di una tavolozza di sapidi colori.

Sembra anche che non sia più di moda per un fotografo esprimersi con foto singole: è opinione comune che la foto singola sia ritenuta più “facile” di un portfolio. Se tuttavia cercaste di ricordare un portfolio che avete visto, probabilmente tornerebbero alla vostra memoria solamente una, o forse due immagini maggiormente significative: se per esempio vi invitassi a pensare a una fotografia di Steve McCurry, probabilmente verrà in mente la famosa ragazza afgana, e non qualcuna delle altre ventidue che componevano il reportage sull’Afghanistan2.

E la citazione di Steve McCurry non è casuale, perché nelle immagini di Cristina Garzone risuona l’eco dello stile di questo autore che lei ammira, ed a cui certamente si è ispirata in alcune peculiari caratteristiche: la pulizia della composizione, la ricerca della luce e la pazienza nell’attendere il momento giusto per lo scatto, lo stretto rapporto con i soggetti, così come la capacità di raccontare una storia con una singola immagine.

Ha trasposto i principi appresi con l’utilizzo delle pellicole ai nuovi apparecchi digitali, che impiega solamente da qualche anno: la buona abitudine di scattare con la giusta attenzione e la capacità di previsualizzare l’inquadratura le consente di essere attenta ai dettagli e limitare gli elementi di disturbo, in modo che il quadro così formato riesce a coinvolgere emotivamente l’osservatore con i suoi elementi essenziali.

Questa attenzione in fase di ripresa le consente anche di operare in maniera minima in postproduzione, un passaggio comunque indispensabile e funzionale al tipo di immagine.

Emerge chiaramente dalle sue immagini come prediliga la modalità espressiva del testo visivo, e come padroneggi in maniera efficace il linguaggio fotografico dell’allitterazione, delle soglie, cornici e maschere.

Laos, India, Nepal, Cina, Vietnam del Nord, Birmania, Kirghizistan, Tajikistan e Etiopia: sono tante le popolazioni incontrate da Cristina, e ciascuno dei suoi soggetti è rappresentato con dignità e rispetto, immerso nella propria quotidianità, aderendo fermamente alla regola di non rappresentare gli “orrori della storia”.3

Gli sguardi, i sorrisi, la dignità e le speranze sono espressioni universali dell’umanità, e sono queste differenze esteriori che Cristina Garzone ricerca e riesce a documentare.

Tra gli innumerevoli progetti merita segnalare il portfolio "Pellegrinaggio a Lalibela”, la cosiddetta “Gerusalemme d’Etiopia”, singolare e prezioso luogo di culto ortodosso nel cuore dell’Africa. In questo luogo le varie costruzioni ipogee si immergono nella terra, e differentemente dalle chiese occidentali che simboleggiano con l’altezza la grandezza del Creatore, qui è la profondità che amplifica la distanza tra terra e cielo, tra umanità e divinità, così da raffigurare la condizione umana ancor più umile e bisognosa dell’intervento divino.

Il punto non è che cosa vedi ma dove sei ... dipende sempre da dove arrivi, da dove guardi ... come in tutte le cose4.
E’ un bel pensiero con il quale lasciar scorrere lo sguardo sulle immagini di Cristina Garzone e lasciarsi trasportare nei suoi affascinanti “paesaggi di umanità”.

 

Saint-Exupéry , A. d. (2008) Il piccolo principe / Antoine de Saint-Exupéry; con le illustrazioni dell'autore; prefazione di Nico Orengo (64. ed.), Milano, Tascabili Bompiani, XXIV, p. 106

National Geographic (vol 167, no. 6, June 1985) Along Affghanistan’s War-torrn Frontier, p. 750

3 Gilardi , A. (2007) Meglio ladro che fotografo: tutto quello che dovreste sapere sulla fotografia ma preferirete non aver mai saputo / Ando Gilardi, Milano, B. Mondadori, p. 7-9

4 Ballarini, F - (Intermet - dal blog “Io & Nina”), Una baia che era un’onda (consultato Settembre 2015) disponibile all’indirizzo: http://sinfonina.blogspot.it/2015/02/una-baia-che-era-unonda.html 

 

La fotografia non è solo impressione di immagini su un supporto digitale o su carta. Non è solo tecnica e meccanica. E' per me soprattutto memoria e la capacità di rappresentare le differenze.  Sono le differenze infatti che rendono ogni luogo, persona, oggetto, unico e singolare e la creatività è la capacità di esprimere e rappresentare il valore di queste differenze.

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