Silvano Monchi

Silvano Monchi web site

Silvano Monchi nasce e vive a Figline Valdarno. Fotografa dal 1973 e nel 1981 è tra i fondatori del Circolo Fotografico Arno, di cui è tuttora il presidente. Collaboratore della rivista “Il Fotoamatore”, è stato consigliere FIAF e Direttore del Dipartimento Giovani dal 2002 al 2004.

In ambito fotografico ha ottenuto moltissimi riconoscimenti nazionali e internazionali: EFI, AFI, ESFIAP, AFIAP, HonEFIAP, e la Laurea “Honoris Causa” dall'Università Statale di Jinan (Cina).
Le sue fotografie sono state esposte in numerose mostre fotografiche e pubblicate in svariate riviste.
E’ un infaticabile organizzatore di manifestazioni, tour fotografici e concorsi nazionali e internazionali, tra i quali il circuito internazionale di concorsi fotografici “GRAN TOUR DELLE COLLINE”, il “CAMPIONATO ITALIANO DI FOTOGRAFIA NATURALISTICA” e “OBIETTIVO AGRICOLTURA”.

 

Uganda In CucinaParlare di Silvano al mondo dei fotoamatori della FIAF è come parlare di un amico perché l’ entusiasmo e l’energia, con i quali porta avanti la sua passione da oltre trentacinque anni, lo hanno portato a farsi conoscere, a ricoprire incarichi di rilievo all’interno della Federazione e a ottenere prestigiosissimi riconoscimenti in ambito internazionale. Merita ricordare il successo come vincitore assoluto della biennale "2010 Photoasia-Qilo International Photographic Week”, replicato nel 2012 dal secondo posto nella stessa manifestazione, fino alla recentissima onorificenza Honoraire Excellence FIAP HonEFIAP, il massimo riconoscimento che la Fédération Internationale de l’Art Photographique possa concedere.

Nella sua concezione di fotografia, oltre all’imprescindibile aspetto comunicativo, Silvano ritiene fondamentale quello relazionale, la capacità aggregante e critica: crede che quello del confronto sia un percorso obbligato che permette la condivisione delle idee e esperienze. In questo senso è convinto che l’unità di base della passione fotografica sia il circolo, nel quale l’entusiasmo, l’impegno e la fantasia dei soci si uniscono, permettendo di ottenere un’energia complessiva che è maggiore della loro semplice somma. Anche per questo molti dei suoi progetti fotografici sono spesso svolti a più mani.

Da sempre attento a costruire una storia intorno al tema scelto, il reportage rimane il suo ambito preferito. Forma di racconto per eccellenza, il reportage trova il fondamento nella testimonianza diretta e si può definire come un racconto su di un tema specifico, nel quale l’esigenza descrittiva e documentaria è prevalente su quella estetica.
La finalità è quella di fornire un punto di vista su un evento: è quindi indispensabile una progettualità che non può lasciare spazio all’improvvisazione: “Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi. Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito  con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea .… La fotografia - clic! – quella la sanno fare tutti.1

Per ogni progetto Silvano si prepara meticolosamente, ricercando la possibilità di recarsi nei luoghi che vuole fotografare e di appropriarsi del punto di ripresa ottimale, con ostinazione e una buona dose di intraprendenza.

Dalla visione delle sue opere emerge chiaramente la capacità di entrare “dentro” l’immagine: riesce con facilità a entrare in confidenza con i suoi soggetti e da quel momento li ritrae con naturalezza.
L'immagine è spirito, materia, tempo, spazio, occasione per lo sguardo2 e la vicinanza rende certamente più vive le immagini.

“SHARAWI - Prigionieri nel deserto” è l’esempio di come Silvano interpreta il reportage fotografico, finalizzandolo ad uno scopo etico. Il valore di questo progetto del 2006 è certamente nella sua capacità propositiva, nel movimento delle coscienze che ha permesso di gettare un ponte tra il Valdarno e il Sahara Occidentale, finalizzato al concreto sostegno delle donne Sharawi. Il linguaggio fotografico indugia sulla ricerca della bellezza formale e sulla dignità dei soggetti ritratti. Le scene di vita quotidiana documentano la condizione della vita di un popolo esiliato, prigioniero di confini disegnati nell’impalpabilità della sabbia del deserto, ma non per questo meno reali.

In “Uganda Contro” la vena reportagistica di denuncia emerge con forza. Le situazioni, i soggetti che emergono dal bianco della carta non lasciano indifferenti. “Contro” la povertà, le ingiustizie, la fame, la guerra, gli oppressori di un popolo. Di fronte a così tante costrizioni e contraddizioni solo attraverso il sorriso e il percorso di educazione dei bimbi si può intravedere una speranza di riscatto.
La sapiente elaborazione e la perfetta resa in stampa hanno contributo a realizzare un’opera documentaria di rara bellezza. Certamente il messaggio sarebbe stato ugualmente forte se le stesse immagini fossero state imperfette, perché “Le fotografie che rappresentano la sofferenza non dovrebbero essere belle … perché una bella fotografia sposta l’attenzione dal soggetto rappresentato al medium in sé, compromettendo così il carattere documentario dell’immagine3, ma la resa estetica fornisce senza dubbio un valore aggiunto che le fa apprezzare maggiormente.

Tra i molti progetti pubblicati nel suo sito web, apprezzo in modo particolare quello sulla miniera di Nuraxi Figus in Sardegna. A differenza di quanto si possa pensare, quello del minatore moderno è un lavoro estremamente qualificato. Non opera più usando picconi e pale ma controllando macchine enormi e sofisticate. La documentazione è asciutta, lineare, la particolarità delle riprese non risulta però didascalica e solo l’oscurità del luogo non riesce a rendere giustizia all’immensità dell’ambiente sotterraneo creato dall’uomo.

Un altro lavoro dal titolo “Istantanea[mente]” è un reportage socio-ambientale del territorio del nuovo comune nato dall’unione di Incisa e Figline Valdarno, realizzato sperimentando lo scatto e l’elaborazione delle immagini tramite smartphone. Il risultato ottenuto è apprezzabile, sia nell’aspetto progettuale che in quello realizzativo.

L’ultima sua pubblicazione “Anima” è un insieme di immagini di tre viaggi in Cina, Maramures e Caucaso.
Qui la narrazione si fa più delicata, Silvano diventa “viaggiatore di sensazioni in terre sconosciute, dove tutto va interpretato4 : l’uso del colore rende le situazioni raffigurate meno estreme, la composizione non indugia nel manierismo o in stereotipi e il risultato è un racconto fresco e gradevole. Il filo conduttore non è solo una finalità sociale o di denuncia. Il reportage diventa via via più intimo e scava scalfendo un poco le capacità di Silvano, che si lascia trascinare dal flusso delle sensazioni e dei ricordi. Soprattutto nell’ultima parte dedicata al Caucaso, le immagini sono presentate con una forte vignettatura, come viste attraverso l’occhio della memoria, il significato appare più personale, meno incisivo ma non per questo meno efficace.

Una passione fotografica vissuta da protagonista grazie alla FIAF, che Silvano ringrazia in modo particolare: “La FIAF mi ha dato molto: la possibilità di esprimermi con la fotografia e, tramite le relazioni che ho potuto coltivare, anche poter raggiungere dei traguardi che non avrei neppure sognato di ottenere. Si deve smettere di chiedersi “cosa mi dà” la FIAF per passare a dire “cosa posso dare io” alla Federazione. Ho fiducia nel rinnovato consiglio direttivo, che trovi il modo di dare il giusto spazio a tutti i diversi modi con cui la fotografia si esprime, e maggiore visibilità ai circoli e ai fotografi emergenti nel caso dei loro primi riconoscimenti.

1 Terzani, Tiziano, & Terzani, Folco. (2010). Un mondo che non esiste più - fotografie e testi scelti da Folco Terzani. Milano: Longanesi. 

2 Giacomelli, M. (Internet) Le Tracce, (consultato: Maggio 2014), disponibile all’indirizzo: http://www.mariogiacomelli.it/tracce.html

3 Sontag, S. (2003) Davanti al dolore degli altri, Milano, Mondadori: p. 67.

4 Giacomelli, M. (Internet) Le Tracce, (consultato: Maggio 2014), disponibile all’indirizzo: http://www.mariogiacomelli.it/tracce.html 

 

La fotografia non è solo impressione di immagini su un supporto digitale o su carta. Non è solo tecnica e meccanica. E' per me soprattutto memoria e la capacità di rappresentare le differenze.  Sono le differenze infatti che rendono ogni luogo, persona, oggetto, unico e singolare e la creatività è la capacità di esprimere e rappresentare il valore di queste differenze.

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